Bottles of Red Wine

Vini italiani protagonisti, ma per quanto?2 min read

Le previsioni di vendemmia dell’Ismea, Assoenologi e Unione Italiana Vini indicano una sostanziale stabilità rispetto ai 50,2 milioni di ettolitri conteggiati da Agea sulla base delle dichiarazioni di produzione del 2021.

Una previsione che fa conquistare all’Italia il tetto del mondo in termini di quantità prodotte, mentre al secondo posto si piazza la Francia, che rispetto allo scorso anno vede aumentare la produzione del 16% sfiorando i 44 milioni di ettolitri, e al terzo la Spagna, che è fra i Paesi che hanno subito di più i danni causati dalla siccità, con la produzione di vino crollata a 35-37 milioni di ettolitri.

Fin qui il panorama disegnato sembrerebbe roseo, ma a fare da contraltare a questi dati c’è la crescita esponenziale dei costi con una media del +35% a causa delle tensioni su energia e materie prime generate dalla guerra in Ucraina, con aumenti unilaterali da parte dei fornitori di imballaggi.

L’incremento dei listini dei vini stimato nei primi nove mesi di quest’anno è del 6,6%, insufficiente per coprire una variazione al rialzo dei prezzi che le imprese hanno calcolato nell’ordine dell’11%. Il gap equivalente è pari a 600 milioni di euro di costi non coperti da ricavi che il vino italiano è costretto a sostenere per rimanere sul mercato.

Un altro dato interessante, che emerge dalle ricerche, è quello per cui a beneficiare della riapertura post-pandemia dei ristoranti sono i prodotti di maggior pregio, con un 14,5% di incremento delle vendite di vini premium, con punte del +24,5% dei super premium, +32,7% degli ultra premium e +33,2% degli icon, ovvero le bottiglie che costano al ristoratore oltre 50€.

Il 55,5% dei ristoratori, tuttavia, ha ridotto i quantitativi acquistati, mentre il 29,9% ha limitato il numero di etichette presenti in cantina. Il tutto prediligendo l’acquisto di vini il cui costo varia tra 5 e 20 Euro.
Due fenomeni, dunque, in apparente controtendenza e dei quali i produttori dovranno necessariamente tenere conto.

La soluzione non può però essere quella di scaricare le tensioni sui prezzi unicamente sui consumatori, fattore che inevitabilmente finirebbe per ridurre il consumo di vino.
Servono comportamenti e interventi che favoriscano la biodiversità, tutelino le piccole imprese e soprattutto vadano a difesa di un patrimonio fondamentale per la nostra economia e per la nostra cultura come quello vitivinicolo.

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