Non tutto è perduto (Guanda) di Marco Vichi 1

Non tutto è perduto (Guanda) di Marco Vichi3 min read

Pietanze appetitose e vini eccellenti fanno spesso da cornice ai romanzi polizieschi, in particolare a quelli ambientati in Italia e in altre nazioni del bacino mediterraneo.
Non è però frequente leggere trame seriali gialle, thriller o noir arricchite e rese più interessanti da momenti conviviali non direttamente legati ai crimini e alle indagini oggetto dei singoli romanzi.

Un’originale scelta letteraria che connota i libri di Marco Vichi incentrati sulle avventure del Commissario Capo Franco Bordelli.

In ogni avventura, infatti, la cosiddetta Confraternita del Chianti si riunisce a casa del poliziotto per cenare con piatti succulenti cucinati da due dei membri e innaffiati dal vino rosso biologico de I Balzini (azienda realmente esistente nella zona di Barberino Val D’Elsa), nonché dal raro vin santo di “Nonno Leandro” partorito dalla fantasia dell’autore. Incontri che, immancabilmente, si concludono con i partecipanti che raccontano storie di genere diverso e che non hanno nulla in comune con il filone narrativo principale.

Anche il plot di “Non tutto è perduto” conferma questa impostazione e, anzi, la crescita del numero degli invitati e, conseguentemente, delle pagine riguardanti sia il convivio che i racconti, fa sì che la specifica sezione assuma ancora maggiore rilevanza rispetto al solito.
Quello che invece caratterizza e indirizza l’intreccio preminente è la nuova condizione di pensionato, con il grado di questore Vicario, nella quale si viene a trovare Bordelli, dopo un quarto di secolo di inchieste serrate, di faticosi appostamenti e di delinquenti catturati.

Uno stato di cose che determina in lui inquietudine e una vena di malinconia, che maschera con difficoltà. E non bastano a tranquillizzarlo l’appagante relazione con la giovane e avvenente fidanzata Eleonora e le passeggiate nelle colline boschive intorno a Impruneta, alle quali si aggiunge la compagnia dei membri vecchi e nuovi della Confraternita del Chianti, dell’amica ed ex prostituta Rosa e di Blisk, da lui definito per le dimensioni un orso bianco che finge di essere un cane.

Rimuginando sul passato, Bordelli decide quindi di provare a risolvere l’unico caso della sua carriera chiuso senza che lui fosse riuscito a scoprire il colpevole: l’assassinio del giovane figlio di un industriale fascista, pugnalato a morte nel 1947.
La sua prima indagine, che non era riuscito a portare a termine perché i suoi superiori avevano deciso una frettolosa archiviazione, tesa a evitare che le investigazioni potessero far emergere orrori e vendette rimasti nell’oblio e riconducibili alla guerra fratricida appena finita.

E mentre inizia a riannodare i fili di questa vicenda, Bordelli trova anche il tempo per aiutare il suo ex braccio destro, il Vice Commissario Piras, a risolvere due casi dai risvolti delicati e aberranti e per collaborare per l’ennesima volta con l’ex colonnello dei carabinieri Bruno Arcieri, personaggio creato dallo scrittore Leonardo Gori.

Un’opera, dunque, intrigante, ricca di spunti appassionanti e di ambientazioni sociali e quotidiane della Firenze dell’inizio degli anni Settanta che ho molto apprezzato e che mi sento di suggerire di leggere, al pari dei precedenti romanzi della serie.

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